Mi chiamo Agimor e faccio il pontista. Sono di Albània. Il mio padrone è un italiano di Calabria con la pancia grande da birra. Dopo che finiamo di lavorare sempre porta noi a bere birra al bar. Lui dice che birra e meglio di vitamine dopo che lavorare. Perché cura corpo e testa. Vitamine solo cura corpo. E birra dopo fa dormire bene. Lui dire così, perché il giorno dopo noi lavorare presto.
Nostra squadra siamo sette persone e montiamo telai di metallo per creare impalcature intorno a palazzi. Perché poi altri operai imbiancare palazzo. Spesso dopo che montato intelaiatura completa palazzo qualcuno mette su foto gigante di Belen Rodríguez. Il mio padrone si fa pagare anche da questa cosa. Lui dire sempre che la figa fa fare soldi il cazzo col cazzo che fa fare soldi.
Mia famiglia di Durazzo , sono terzo di otto figli. Tutti noi , fratelli e sorelle , lavorare all'estero. Due mie sorelle fare pulizie ad Amburgo, due miei fratelli lavorare a Londra come camerieri . Altri due dopo cinque anni a Italia come camerieri aperto ristorante a Tirana, capitale di Albània.Poi ce n'è un altro. Lui è mussulmano perché ha sposato una di loro. Andato a combattere in Bosnia. Non tornato più . Qualcuno ha detto a noi che è sepolto in un cimitero in Bosnia dove fatto strage di mussulmani.
Io tutte le mattine prendere cappuccino a bar sotto casa. Abito a Baggio una zona di Milano dove abitare molti italiani che venire da Puglia , Calabria , come mio padrone, Campania e Sicilia. Abitano tutti intorno a me e sento che loro mi odiano. Loro sono disoccupati o fanno lavori che guadagnare poco, per loro e loro famiglie. Una volta uno di loro in Bar mentre prendevo cappuccino ha detto che io venuto per rubare lavoro a italiani. Io non detto niente. Poi incontrato lui altra volta in bar e detto , sai che lavoro faccio? Ho spiegato a lui. Lui mi ha guardato e ha chiesto quanto guadagnavo, per tirare su a mano con corda telai, caricare tavole di ferro, centinaia, migliaia , di tavole di ferro su camion e scaricare e montare stesse tavole di ferro. Detto a lui milleduecento euro. Lui mi ha guardato e ha detto. Per forza, tu sei giovane e sei forte, io non lo posso fare . Per mille e duecento euro poi. Voi siete pazzi, ha detto. Quindi, dico io, sei sempre convinto che noi rubare lavoro a voi. Beh, se non c'eravate era meglio. E poi puzzate, quando venite al bar. Forse io cattivo odore dopo che lavorare, non prima, dico. Lui se n'è andato e non mi ha più detto niente. A volte io vedere lui seduto in bar a giocare carte. Mi guarda sempre male. Io non guardo lui male. Io non guardo lui e basta. Io devo campare mia famiglia, mandare miei figli a scuola, mandare soldi a mia mamma e mio papa, che sono a Durazzo e hanno pensione troppo bassa per vivere. Non ho tempo per odiare nessuno.
Dicevo che la mattina io bevo cappuccino e mangio cornetto. Poi vado con autobus a deposito. Deposito è vicino alla campagna sempre in quartiere dove abito. Li mi trovo con mia squadra. Già detto che siamo in sette. Un egiziano, due marocchini, un siciliano, due calabresi e uno di Puglia. Io mi trovo bene con quello di Puglia. Forse perché siamo a ottanta chilometri di distanza e quando soffia vento di scirocco in Albània noi potere arrivare quasi a nuoto. Non è che siamo amici, ma non mi rompe con queste storie di razzismo. Gli altri neanche mi rompono ma si capisce che se potessero lascerebbero cadere una tavola di ferro mentre faccio salire con la corda qualche telaio su verso l'alto.
Poi la sera andiamo al bar a bere birra. Spesso offre il padrone. Il padrone si chiama Giuseppe e come ho detto è di Calabria. Ha una moglie e tre figli. Uno dei figli studia a università e lui parla sempre di lui. Dice sempre che è pieno di donne di tutto il mondo, dall'Australia al Mozambico. Mozambico? ho detto a lui quella volta. In Africa? No, mi ha risposto lui, Mozambico è in Giappone. Ah, ho detto. Quindi occhi a mandorla? Ma cosa cazzo ne sai tu di geografia? Mi ha detto. Quando fa così significa che mi sono messo troppo in confidenza e cambio discorso.
Poi giochiamo a biliardo, la sera al bar, mentre beviamo birra. Gli arabi parlano fra loro in arabo. Io ho chiesto a loro come mai bevevano birra, se non era proibito dalla loro religione. Loro detto che io dovevo fare cazzi miei. Loro mogli portano il velo in testa ma faccia lasciano vedere. Io visto una di loro in cinque anni una volta sola, mentre portare mangiare loro al lavoro. Uno di loro ha gridato qualcosa a lei. Da quella volta lei mai più venuta.
Una volta è venuta mia moglie. Si chiama Adriana. Lei è bella, castana, magra ma bel corpo. Gli arabi si sono messi in confidenza con lei. Io fatto finta di niente. Non ho detto a lei di non venire più. Lei ha detto che erano sgradevoli, ma che lei sapeva tenere a bada. Sua nonna aveva fatto la partigiana e aveva fatto fuori parecchi tedeschi. E altrettanti comunisti. Quindi non c'era nulla da temere. Poi lei iniziato a lavorare da una parrucchiera italiana. E a volte vado io a portare lei un po' di mangiare, nell'intervallo da lavoro, se lavoro vicino a dove lavora lei.
Ho due figli , un maschio e una femmina. Il maschio ha dieci anni e gioca a calcio molto bene. Spero che diventa bravo e ricco con pallone. Mia figlia invece, di dodici anni, è molto brava in pallavolo. Tutti e due sono bravi a scuola, sono nati in Italia , a Milano. Hanno voti altissimi in pagella. La maestra delle elementari disse a mia moglie una volta che non sembravano figli di albanesi, tanto erano bravi. Mia moglie non disse niente. Poi a casa quella sera disse a me-siamo venuti a vivere in un paese che non sa niente di noi. Pensano che veniamo dalla preistoria. E se lo pensano gli insegnanti, immagino gli altri. Io ho sorriso. Le ho accarezzato la guancia e ho detto, devi avere pazienza, non abbiamo tempo per odiare nessuno, quelli che odiano hanno la fortuna di poterselo permettere.